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LAVORO A TEMPO INDETERMINATO











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diritto di precedenza nell'assunzione presso la stessa azienda a favore dei lavoratori che abbiano prestato attività lavorativa con contratto a tempo determinato per le ipotesi già previste dall'art.
Come è noto, il contratto in questione consiste, in sostanza, in un rapporto di lavoro a termine nel corso del quale il lavoratore, oltre a prestare la propria attività lavorativa, deve ricevere una formazione professionale da parte del datore di lavoro.
Questione 6 Cosa succede se il lavoratore viene trattenuto in servizio oltre lo scadere del termine? Qualora il rapporto di lavoro proseguisse dopo lo scadere del termine, non si verificherebbe automaticamente la conversione a tempo indeterminato del rapporto stesso.
368/01 ha previsto che, tra un contratto a termine e l’altro, debba intercorrere un intervallo minimo: nel caso di violazione di tale intervallo, il secondo contratto si considera a tempo indeterminato; se invece i due contratti si susseguono senza nessun intervallo, il rapporto deve considerarsi a tempo indeterminato sin dall’origine.
Qualsiasi vizio della motivazione comporta la trasformazione a tempo indeterminato del rapporto.
230/62, si può ricordare che fino al settembre 2001 il contratto a termine poteva essere stipulato solo in caso, per esempio, di attività stagionali, di sostituzione di lavoratori assenti con diritto alla conservazione del posto di lavoro (per esempio, lavoratrice madre), di esecuzione di un'opera o un servizio definiti e predeterminati nel tempo, eccetera.
Tuttavia, anche in questo caso - come si diceva - il lavoratore non avrebbe diritto alla reintegrazione nel posto di lavoro.
In primo luogo, è stato precisato che il datore di lavoro, sin nella lettera di assunzione, deve enunciare in maniera specifica la ragione giustificatrice del termine e, a tal fine, non sarebbe sufficiente ripetere la generica formulazione normativa sopra ricordata.
Tuttavia, si può ritenere che se il rapporto, complessivamente considerato, dura da almeno alcuni anni; se l’intervallo tra un contratto e l’altro viene rispettato quasi alla lettera; se il rapporto dura per quasi l’intero anno (magari con esclusione del solo periodo feriale), si deve concludere nel senso che il datore di lavoro ha posto in essere una pluralità di contratti a termine solo per sfuggire a un’assunzione a tempo indeterminato e che, pertanto, quel rapporto deve essere trasformato – appunto – a tempo indeterminato.
Naturalmente, si tratta di ragioni che devono essere enunciate per iscritto al momento della proroga: infatti, la stessa regola è esplicitamente prevista con riferimento alla ragioni che, originariamente, legittimavano la stipulazione del contratto a termine; pertanto, non si vede per quale motivo lo stesso contratto possa essere prorogato in assenza di una specifica indicazione scritta della ragione che giustifica l’estensione temporale di durata del contratto.
Infatti, procedimentalizzando le assunzioni a termine, i comportamenti illegittimi del datore di lavoro, almeno in alcuni casi, potrebbero essere oggetto di una causa per condotta antisindacale, con i noti vantaggi in termini di celerità ed efficacia del processo.
In primo luogo, si tratta di quelle da rendere ai lavoratori a tempo determinato circa i posti vacanti che si rendessero disponibili nell'impresa, e ciò al fine di garantir loro la possibilità di ottenere posti duraturi.
368/01 in tema di lavoro a termine? Il rapporto di lavoro a termine è stato a lungo disciplinato dalla L.
In secondo luogo, si tratta delle informazioni da rendere alle rappresentanze dei lavoratori in merito al lavoro a tempo determinato nelle aziende.
Più semplicemente, il prestatore potrebbe domandare al giudice la condanna del datore di lavoro per il danno subito a seguito dell'illegittimo licenziamento.
Anche per questi motivi si deve dunque concludere che, nonostante attualmente il ricorso al contratto a termine sia più agevole che nel passato, il modello del rapporto di lavoro rimane quello a tempo indeterminato.
Tuttavia, può darsi che nel caso concreto l’intervallo tra un contratto e l’altro venga formalmente rispettato ma che, ciò nonostante, il rapporto debba ugualmente essere convertito a tempo indeterminato.
Si vede allora la novità sostanziale: mentre resta sostanzialmente immutata - come si diceva - la disciplina dello svolgimento di un rapporto a termine, cambia del tutto il momento costitutivo dello stesso, giacché il legislatore ha accordato al datore di lavoro una ben più ampia facoltà di stipulare i contratti di questo tipo.
Ciò evidentemente vuol dire che, in un accordo collettivo, si può disporre che i lavoratori assunti a termine non eccedano una certa percentuale dei lavoratori assunti a tempo indeterminato.
Infatti, in precedenza il termine poteva essere apposto a un contratto di lavoro solo in presenza di determinate ragioni, specificamente e tassativamente indicate dalla legge o dal contratto collettivo.
368/01 stabilisce che il datore di lavoro deve specificamente indicare ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo.
Questione 5 E' possibile licenziare un lavoratore, assunto a tempo determinato, prima che scada il termine? Il lavoratore a termine non è tutelato contro i licenziamenti alla pari di un lavoratore a tempo indeterminato.
Ciò può accadere nel caso in cui la successione dei contratti a termine sia tale da dover concludere che, in realtà, il datore di lavoro ha eluso la normativa che disciplina e limita il ricorso al contratto a termine.
Inoltre, la ragione deve spiegare il motivo per cui il lavoratore sia stato assunto a termine invece che a tempo indeterminato: per esempio, la ragione indicata al momento dell’assunzione deve avere carattere temporaneo; infatti, se la stessa fosse stabile o strutturale, non ci sarebbe alcun valido motivo per stipulare un contratto di lavoro a termine invece che a tempo indeterminato.
In effetti, il fatto stesso di assumere un lavoratore a termine in una mansione occupata da un altro lavoratore, messo in mobilità non più di sei mesi prima, induce a ritenere che era illegittima la messa in mobilità (in quanto non vi era una reale esuberanza strutturale in quella posizione lavorativa) e che comunque è illegittima l'apposizione del termine (in quanto è contraddittorio affermare che vi è un'esigenza temporanea di ricoprire una posizione lavorativa che poco tempo prima era stabilmente assegnata a un lavoratore).
Se questo intervallo non viene rispettato, il secondo contratto si reputa a tempo indeterminato; se i due rapporti si succedono senza soluzione di continuità, si considera a tempo indeterminato l'intero rapporto, dalla data di stipulazione del primo contratto.
Proprio in considerazione del fatto che il contratto di formazione e lavoro origina un contratto a termine, la giurisprudenza ha concluso che il licenziamento anticipato, e non sorretto da giusta causa, obbliga il datore di lavoro a risarcire il danno.
Pertanto, la ragione giustificativa dell'apposizione del termine deve far riferimento ad un'esigenza particolare, eccezionale o comunque transitoria, tale da non poter essere soddisfatta né con l'impiego del personale già dipendente, né con l'assunzione di nuovi lavoratori a tempo indeterminato.
In ogni caso, per quanto elastica sia la lettera della norma, si deve tener presente che la ragione tecnica o produttiva o organizzativa deve comunque legittimare l'apposizione di un termine ad un contratto che, altrimenti, sarebbe a tempo indeterminato o non sarebbe stipulato tout - court: del resto, la Cassazione ha affermato che, anche dopo l'entrata in vigore della nuova disciplina legislativa, il contratto di lavoro normale è quello a tempo indeterminato, mentre il contratto a termine resta un'ipotesi eccezionale.
La proroga è ammessa una sola volta e a condizione che sia giustificata da ragioni oggettive (che devono essere provate dal datore di lavoro), riferite alla stessa attività lavorativa per la quale era stato stipulato il contratto a termine.
Infatti, il datore di lavoro può recedere dal rapporto, anche prima della scadenza del termine, in presenza di una giusta causa.
La norma precisa che spetta al datore di lavoro provare la sussistenza delle ragioni oggettive.
Come si vede, la modifica è sostanziale, nel senso che - a questo punto - il datore di lavoro ha la facoltà di stipulare i contratti a termine anche al di fuori delle ipotesi precedentemente contemplate dalla normativa, purché ricorra la ragione definita solo genericamente dalla legge.
Bisogna dunque avvertire che questo potere di contrattazione, che la legge assegna al sindacato, deve essere utilizzato con estrema cautela, in quanto il sindacato rischierebbe di coprire e avallare un comportamento illegittimo del datore di lavoro.
Con ciò non si deve concludere che il rapporto a tempo indeterminato abbia cessato di essere il contratto tipo nel nostro ordinamento giuridico.
Una applicazione particolare di questo principio è stata fatta con riguardo al contratto di formazione e lavoro.
Di regola, il danno viene commisurato alle retribuzioni che il datore di lavoro avrebbe corrisposto dal giorno del licenziamento dichiarato illegittimo al giorno in cui scade il termine apposto al contratto di lavoro.
In uno scenario come questo, il datore di lavoro non era libero di individuare l'esigenza che giustificasse l'apposizione del termine a un contratto di lavoro, dovendo invece attenersi strettamente alle ipotesi legislative o contrattuali, al di fuori delle quali era radicalmente vietato stipulare un contratto a termine, pena la conversione a tempo indeterminato del rapporto.
In caso contrario, il rapporto di lavoro deve essere considerato a tempo indeterminato.
Più precisamente, la norma precisa che la prosecuzione del rapporto dopo lo scadere del termine comporta, a carico del datore di lavoro, l'obbligo di corrispondere al lavoratore, per ogni giornata di prosecuzione, una maggiorazione della retribuzione pari al 20% fino al decimo giorno successivo, pari al 40% per ogni giorno ulteriore.
Oltre a ciò, bisogna preliminarmente verificare se quella ragione sia davvero idonea a giustificare il lavoro a termine.
La trasformazione del rapporto a tempo indeterminato si verifica solo nel caso di continuazione del rapporto oltre il ventesimo giorno, se il contratto aveva una durata inferiore a sei mesi, ovvero negli altri casi oltre il trentesimo giorno.
A tale riguardo, si potrebbe prevedere l'obbligo del datore di lavoro di informare preventivamente il sindacato ogni qual volta egli intendesse stipulare o prorogare un contratto a termine, indicando il numero delle persone da assumere, i motivi e la durata dell'assunzione, il motivo per cui quell'esigenza non possa essere soddisfatta mediante un'assunzione stabile; al sindacato potrebbe essere riconosciuto il diritto di richiedere il conseguente esame congiunto.
L’aspetto più significativo della disciplina normativa del contratto a termine sta nel fatto che, come si è visto, il datore di lavoro deve motivare il ricorso a questo tipo di contratto: ciò evidentemente basta a considerare il rapporto a termine come eccezionale rispetto a quello a tempo indeterminato, con riferimento al quale non è richiesta nessuna motivazione.
Sotto tale ultimo profilo, la ragione indicata dal datore di lavoro non sarebbe idonea se non rientrasse nella generica nozione di esigenze di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo.
LAVORO A TEMPO DETERMINATO
Al contempo, vengono indicate alcune ipotesi che non possono sottostare ad alcun limite (tra le altre, fase di avvio di nuove attività, contratti motivati da ragioni sostitutive o dalla stagionalità, intensificazione dell'attività produttiva in determinati periodi dell'anno, contratti a termine stipulati per specifici programmi o spettacoli radiofonici o televisivi).
Ma anche nel caso in cui il datore di lavoro licenziasse illegittimamente il lavoratore in anticipo rispetto alla data concordata per la fine del rapporto, quest'ultimo non potrebbe invocare la reintegrazione nel posto di lavoro, neppure per il tempo che manca alla scadenza del termine originariamente pattuito.
Pertanto, ciò si verifica quando la motivazione sia stata radicalmente omessa, o quando sia generica o inidonea a giustificare il termine, o quando il datore di lavoro non provi la sua effettiva sussistenza.
368/01 può legittimamente essere instaurato un rapporto di lavoro a tempo determinato tutte le volte in cui ricorrano ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo.
con riguardo alle unità produttive nelle quali sia in atto una sospensione dei rapporti di lavoro o una riduzione dell'orario, con diritto al trattamento di integrazione salariale, che interessino lavoratori adibiti alle mansioni cui fa riferimento il contratto a termine;.
Bisogna subito avvertire che il diritto di precedenza si estingue nel termine di un anno dalla cessazione del rapporto; il lavoratore che intenda esercitarlo deve manifestare al datore di lavoro la propria volontà nel termine di tre mesi dalla cessazione del rapporto stesso;.
Infatti, in caso di continuazione del rapporto dopo la scadenza, il datore di lavoro deve corrispondere al lavoratore una maggiorazione della retribuzione, in misura del venti per cento, per ogni giorno di prosecuzione del rapporto fino al decimo; per ogni giorno ulteriore la maggiorazione è fissata nella misura del quaranta per cento.
In ogni caso, si deve pur sempre riflettere sulla circostanza che la ragione indicata dalla legge vale a giustificare l'apposizione di un termine ad un contratto che, altrimenti, sarebbe a tempo indeterminato.
In ogni caso, la legge precisa che il lavoratore assunto a termine ha diritto alle ferie, alla tredicesima mensilità, al TFR e a ogni altro trattamento in atto nell'impresa per i lavoratori a tempo indeterminato inquadrati al medesimo livello; ovviamente, questi istituti spettano in proporzione al periodo lavorato, e sempre che non siano obiettivamente incompatibili con la natura del contratto a termine.
Se ricorrono le condizioni sopra indicate, la proroga è ammessa una sola volta,  sempre che la stessa sia richiesta da ragioni oggettive e si riferisca alla stessa attività lavorativa per la quale il contratto era stato stipulato a tempo determinato.
Tuttavia, l’atto scritto non è necessario nel caso in cui il rapporto di lavoro sia destinato a non durare oltre dodici giorni.
Questione 8 E’ possibile reiterare la stipulazione di contratti a termine? Al fine di evitare abusivi ricorsi al lavoro a tempo determinato, l’art.
La continuazione del rapporto dopo la scadenza del termine non comporta di per sé la trasformazione del rapporto a tempo indeterminato.
In altre parole, si tratta di un gravissimo comportamento del lavoratore, che comprometta in modo irreparabile il rapporto fiduciario, al punto da rendere intollerabile la prosecuzione, anche in via provvisoria, del rapporto di lavoro.

Infatti, si pretende non solo che il datore di lavoro provi l’effettiva sussistenza della ragione enunciata al momento dell’assunzione.
Ai fini della conversione a tempo indeterminato del rapporto, invece, la norma distingue a seconda che il termine fosse di durata inferiore a sei mesi, ovvero di durata pari o superiore a quella appena indicata.
con riguardo alle unità produttive dove, nei sei mesi precedenti, siano stati effettuati licenziamenti collettivi che abbiano coinvolto lavoratori adibiti alle medesime mansioni cui fa riferimento il contratto a tempo determinato (salvo che l'assunzione avvenga per la sostituzione di lavoratori assenti, o sia concluso ex art.
368/01 prevede per il contratto a termine la forma scritta (non richiesta per il contratto a tempo indeterminato), nonché la conversione a tempo indeterminato del contratto a termine stipulato illegittimamente.



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i) in tutti gli altri casi previsti dai contratti collettivi di lavoro nazionali o territoriali stipulati da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente piu' rappresentative.
Intermediazione Mediazione tra domanda e offerta di lavoro attraverso la costituzione di specifica banca dati, orientamento, progettazione ed erogazione di attività formative e, su richiesta del committente, gestione di tutte le comunicazioni di assunzione avvenute a seguito dell’attività di intermediazione.
Agenzia per il Lavoro
Somministrazione di lavoro a tempo indeterminato (Staff Leasing) E’ il contratto mediante il quale Lavoro Mio assume a tempo indeterminato uno o più lavoratori ponendoli a disposizione dell’Azienda Utilizzatrice.
Formazione di Base: gratuita ed erogata a tutti i dipendenti sui temi della sicurezza sul lavoro e diritti/doveri dei lavoratori.
Ricerca e Selezione Servizio mediante il quale Lavoro Mio, su specifico incarico del committente (futuro datore di lavoro), pone a disposizione di quest’ultimo una rosa di candidature ritenute idonee.
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Il ricorso alla somministrazione di lavoro a tempo indeterminato ammesso nei seguenti casi: a) per servizi di consulenza e assistenza nel settore informatico, compresa la progettazione e manutenzione di reti intranet e extranet, siti internet, sistemi informatici, sviluppo di software applicativo, caricamento dati;.
Ricollocazione Professionale Su specifico incarico dell’organizzazione committente Lavoro Mio svolgerà l’attività finalizzata alla ricollocazione dei lavoratori con i quali il committente intende interrompere il rapporto di lavoro.
Lavoro Mio S.p.a.
Il ricorso alla somministrazione di lavoro a tempo determinato consentito per ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo anche se riferibili all’ordinaria attività dell’Azienda Utilizzatrice: viene meno quindi il requisito di temporaneità dei motivi di ricorso al lavoro interinale che caratterizzava l’abrogata normativa in materia di lavoro temporaneo.
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TEXT CACHED
22 novembre 2006 Il ritorno del lavoro a tempo indeterminato Taglio al cuneo fiscale e incremento delle aliquote contributive dei parasubordinati.
Secondo le stime di Ires-Cgil le nuove norme in Finanziaria faranno ripartire il lavoro standard e diminuire i contratti a tempo.
26 marzo 2007 Destinazione lavoro un impiego dalla moda alla tecnologia.
A fine 2006, secondo stime dell’Ires, la percentuale dei rapporti di lavoro a termine salirà al 42 per cento contro il 58% dei contratti a tempo indeterminato.
Randtad ItaliaRandstad Italia, ricerca esperto elaborazione paghe metal'sMetal's stainless steel.
Nel 2005 i contratti di lavoro standard interessavano invece il 62% dei nuovi assunti mentre il 38% erano contratti a termine.
23 marzo 2007 L’altra faccia del lavoro a termine sono un milione i precari.
Miojob: ogni giorno migliaia di offerte di lavoro qualificato da tutta Italia. Il punto d'incontro fra chi cerca lavoro o vuole cambiarlo e le imprese alla ricerca dei migliori talenti.
Nel 2007, secondo gli autori dell’indagine, le imprese dovrebbero tornare a fare nuove assunzioni soprattutto con contratti a tempo indeterminato.
Il ritorno del lavoro a tempo indeterminato | Repubblica | Miojob
L’anno prossimo, quasi sette nuove assunzioni su dieci (il 66%) avverranno con un rapporto di lavoro a tempo indeterminato.
a termine di FEDERICO PACE Dopo una lunga e inarrestabile crescita, pare arrivato il momento della flessione anche per i contratti a tempo.
Questi elementi, sulla base di una proiezione statistica, ci porta a stimare una prima inversione di tendenza per cui il lavoro a tempo indeterminato salirebbe di circa otto punti percentuali.
" Lo studio del centro studi dell’Ires ha analizzato l’impatto sul mercato del lavoro, per il 2007, delle nuove norme introdotte dalla Finanziaria (appena approvata alla Camera dei Deputati e che oggi giunge al Senato).
Ci sono segnali di ripresa e, seppure di poco, vi una inversione di tendenza nell’approccio delle questioni del lavoro.



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A infondere coraggio negli animi dei neolaureati e dare manforte ai genitori e ai ragazzi alle prese con i dubbi estivi sull’iscrizione scolastica o universitaria, ci sono i dati di Unioncamere che con l’indagine Excelsior, condotta insieme al Ministero del Lavoro, ha messo sotto la lente i «gusti» di oltre 100 mila imprese.
A smentire le cassandre che davano come «fuori moda» i posti a tempo indeterminato, visti come reminiscenza del passato, c’è un dato che seppur ancora debole evidenzia il cambio di rotta: quelle assunzioni (il 43,6%) prevalgono sulle altre formule contrattuali.
E nel complicato mondo dell’occupazione, le donne si riprendono la loro rivincita: per le aziende non fa infatti differenza se il giovane in cerca di lavoro è di sesso maschile o femminile.
Ecco allora che per chi sceglie le discipline scientifico-economiche ne viene fuori un quadro limpido e incoraggiante: un ragazzo su tre con diploma o laurea in materie economiche e commerciali (i più ricercati dalle imprese) trova lavoro.
E le opportunità migliori sono riservate ai laureati (62,1% le offerte a tempo indeterminato, 44,8% quelle per i diplomati).
di EMANUELA ZONCU LE CHANCE per trovare un lavoro a tempo indeterminato ci sono eccome.
Mentre per il 75% dei laureati in ingegneria è pronta un’offerta di impiego a tempo indeterminato.

Poco appeal, in generale, per le lauree brevi ma in alcuni indirizzi (sanitario-paramedico, insegnamento e psicologia) possono essere davvero la via più rapida per affacciarsi nel mondo del lavoro.
Possono dormire sonni tranquilli gli ingegneri: per loro l’offerta, sempre di un contratto a tempo indeterminato, riguarda tre posti su quattro tra quelli messi a disposizione dalle imprese.



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