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Plutone è tornato attualmente
all’attenzione dei più grazie soprattutto alle fotografie del telescopio
spaziale Hubble, ma per interpretare quelle istantanee è necessario riassumere
quanto già sappiamo a proposito dei due pianeti, Plutone e Caronte.
Quattordici anni dopo la sua
morte, il 13 Marzo 1930, un giovane assistente dell’osservatorio Flagstaff,
Clyde Tombought, poté finalmente dare al mondo la notizia della scoperta del
nuovo pianeta.
Questi scheggiarono il pianeta asportandogli una grande quantità di materiale che in circa 10 milioni di anni si sarebbe riaggregato attorno a Plutone formando Caronte.
Informazioni indirette, poi, sono
state ottenute dal confronto di Plutone con Tritone, uno dei satelliti di
Nettuno, che per molti aspetti assomiglia a Plutone stesso e che venne osservato
con notevole risoluzione da una sonda Voyager.
In base alle ricerche condotte con il
satellite IRAS si ipotizza che alcune regioni di Plutone non siano ricoperte
principalmente da azoto, in quanto si mostrano con più basso albedo (capacità
riflettente della superficie), un colore rossastro e una più elevata
temperatura.
Il componente
principale dell’atmosfera è l’N2, in quanto si ipotizza che
quest’ultima dovrebbe essersi evoluta dal materiale che costituisce la
superficie del pianeta.
L’origine di Plutone e Caronte: Le
caratteristiche fisiche di questi due oggetti e i loro parametri orbitali sono
unici nel Sistema Solare e, quindi, riuscire a comprendere l’origine del
sistema Plutone-Caronte risulta di estrema importanza per comprendere alcuni
misteri della nascita del Sistema Solare stesso.
Ora, poiché, a causa delle esistenti al suolo di
Plutone, l’azoto risulta essere più volatile rispetto all’ossido di
carbonio e al metano, quest’ultimo elemento dovrebbe essere il componente
principale.
Analizzate con calma le documentazioni che gli astronomi
avevano a disposizione si arrivò a scoprire che Plutone era stato fotografato
al Lowell Observatory in ben due occasioni, quando Lowell era ancora in vita, e
da altri siti astronomici per 14 volte.
In altre parole Caronte è sempre fermo sopra lo stesso punto della superficie di Plutone; un satellite naturale che non sorge e non tramonta mai.
l’accoppiamenti spin-orbita, vale a dire il fatto che il periodo di rivoluzione di Caronte attorno a Plutone è lo stesso del periodo di rotazione di Plutone.
Grazie
alle reciproche occultazioni tra Plutone stesso e Caronte si sono potute mettere
in luce delle aree a luminosità diversa.
Le variazioni di
temperatura durante le lunghe stagioni del pianeta determinerebbero passaggi di
fase dell’azoto.
Ma anche
se si dimostrasse che non vi fu un impatto tra Plutone e un corpo esterno, la
risalita di acqua verso le parti più alte del pianeta può essere spiegata
semplicemente grazie al calore rilasciato dagli elementi radioattivi presenti
nelle rocce.
Determinare con precisione la composizione di altri
composti sia su Plutone sia su Caronte risulta di estrema importanza per capire
l’origine di questi e altri piccoli corpi posti ai confini e al di fuori del
Sistema Solare.
Plutone
Generalità:
Solo una decina d’anni fa,
voler descrivere qualche caratteristica di Plutone avrebbe avuto ben poco senso.
Tutto ciò fa pensare che Plutone e Caronte non siano differenti per accrescimento contemporaneo e per fissione, come qualcuno aveva ipotizzato.
Altre caratteristiche
sono state desunte anche dallo studio della superficie del pianeta, perché con
questa l’atmosfera interagisce sicuramente.
L’interno di Plutone e Caronte: Dati
per buoni i valori di densità, raggio e periodi di rotazione di Plutone e
Caronte sinora ottenuti e prestando fede alle abbondanze cosmologiche di acqua e
silicati presenti a quelle distanze dal Sole, si è tentato di definire una
struttura interna del pianeta.
Ma
oggi tecniche nuove di osservazione e, soprattutto, l’occhio di uno strumento,
l’Hubble Space Telescope (HST), ci hanno permesso di raccogliere così tanti
dati da avere un quadro sufficientemente preciso del quadro Plutone – Caronte
(il suo satellite naturale) così da poterlo trattare alla stregua degli altri
oggetti del Sistema Solare.
Percival Lowell, noto per i
suoi studi su Marte, dedicò anima e corpo alla ricerca del pianeta ma,
nonostante 14 anni di osservazioni, morì con “la più grande delusione della
vita”, stando alle parole del fratello perché, pur convinto dell’esistenza
di questo oggetto, non riuscì mai ad individuarlo.
Prove di laboratorio, durante le quali si tenta di ricostruire le
condizioni superficiali di Plutone, inducono a pensare che l’azoto si possa
presentare con cristalli di dimensioni addirittura metriche.
Dal
giorno in cui venne scoperto Plutone, ma soprattutto da quando venne individuato
il suo satellite Caronte, nel 1978, la loro orbita, la loro densità e il raggio
dei due oggetti furono studiati con sempre maggiore definizione, anche se,
ancora oggi, la precisione non ha raggiunto il cento per cento.
Quindi o la
quantità di metano presente nel momento della formazione del pianeta era tale
da permettere una continua perdita senza che ancora si sia esaurito, oppure il
metano deve essere portato in superficie dall’interno del pianeta.
Tornando alla superficie del pianeta, va ricordato che già alcuni
anni fa vennero messe in luce, durante la
rotazione, variazioni di brillantezza della superficie definite con maggiore
precisione dal telescopio spaziale Hubble, fatto che spiegava la presenza di
aree più chiare e altre più scure.
L’atmosfera di Plutone: Le
informazione sulle caratteristiche dell’atmosfera di Plutone sono state
ottenute per vie diverse.
Plutone
La
presenza di ghiaccio può essere spiegata come conseguenza di una separazione di
quest’ultimo dalle rocce primordiali che formavano il pianeta, allorché esso
venne colpito da uno o più asteroidi che ne riscaldarono l’interno.
Venne subito chiamato Plutone, come il dio degli inferi,
ma il nome fu scelto anche per commemorare con le sue prime due lettere -PL-
Percival Lowell.
Osservare Plutone con un telescopio: Solo
con un telescopio di 25 cm di apertura o più si può osservare Plutone.
Il solo scenario che spiegherebbe la maggior parte dei parametri di questo sistema binario ipotizza una collisione tra Plutone e alcuni asteroidi giganti, forse con diametri di 1000 km e più.
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